Un’organizzazione felice, un terreno fertile

Stampa

Terza tappa nel nostro percorso in tema di felicità in azienda ispirati dagli interventi dei relatori all’evento “Felicità in azienda. E’ possibile (?)”. Dopo l’invito alla riscoperta del senso in quello che si fa, affrontiamo questo tema da un punto di vista inedito ma estremamente interessante e utile.

Ci accompagna Enrico Viceconte, Direttore del Master in HRM di STOA’, che ci pone fin da subito davanti a una considerazione forse troppo “naturale”: la felicità, e tanto più quella in azienda, è spesso considerata come un esito e non come un processo. Per questo spesso è perseguita attraverso un “approccio terapeutico” e non come risultato di una costruzione lenta all’interno dei processi organizzativi.

Proveremo allora a fare il cambio di prospettiva: dalla felicità come risultato finale a processo organizzativo.

L’etimologia del termine “felicità” ci apre a una metafora che ci aiuta in questo percorso. Questo termine infatti deriva da felix, cioè fertile. Ecco, la felicità ha a che fare con la coltivazione, con l’incontro, l’integrazione di un seme con un terreno fertile. Se dovessimo tradurre nei termini che ci sono più vicini, la felicità è l’incontro della nostra capacità generativa con un’organizzazione fertile.

Ma quando un’organizzazione è fertile? O per dirla in altri termini quando e come è possibile l’incontro tra il genius personale e il genius loci, l’organizzazione all’interno della quale siamo chiamati a “produrre”.

Riprendendo alcuni strumenti per l’analisi e la progettazione organizzativa Enrico Viceconte ci accompagna all’interno di alcuni “condizioni” di fertilità. La prima di queste è rappresentata dall’intersezione delle Opportunità con i Punti di debolezza. Il riferimento alla nota SWOT Analysis è chiaro e questo ci aiuta a individuare come nel momento in cui l’organizzazione è chiamata a rispondere alle opportunità con una “scarsità di capacità” possa “seminare” per svilupparsi e raccogliere frutti nel momento in cui questi punti di debolezza diventano punti di forza.

Un secondo “campo fertile” è rappresentato dalla condizione che possiamo definire come “sapere di non sapere”. Una consapevolezza che ci spinge a colmare il gap conoscitivo e che quindi avvia la fase di costruzione e di crescita. Anche in questo caso possiamo allora richiamare la metafora della semina. 

Infine, prendendo a prestito una matrice utilizzata nel job design, Enrico Viceconte ci propone l’analisi di due condizioni in cui una organizzazione si può trovare, in relazione agli obiettivi posti e alle risorse a disposizione. Nel caso in cui i primi siano alti e le seconde scarse, l’organizzazione è infatti in una condizione di “tensione”, in cui è chiamata ad esplorare per ricavare quei mezzi al momento deficitari. E’ in questo campo che nascono relazioni orizzontali e si realizza una “rete” al fine di rispondere alle esigenze poste.

La seconda condizione è rappresentata dalla situazione opposta: obiettivi facilmente raggiungibili e risorse in abbondanza. Questo il campo più fertile, quello che possiamo associare all’ozio creativo: l’azienda può infatti sperimentare liberamente, indagare quello che potrebbe essere e non fermarsi a quello che già è. Questo è il campo dell’innovazione.

Questo “terreno” di incontro tra capacità generativa e terreno organizzativo è interessante non solo perché mostra quanto sia fertile, e cioè felice, un distacco dalla attività lavorativa comunemente intesa, ma anche quanto la “saturazione” delle risorse non sia più una conditio sine qua non dell’efficacia. Lo spostamento del punto di vista a favore del processo ci ha infatti condotto a scoprire quanto quella che Viceconte chiama “ossessione a saturare le risorse” sia in realtà non efficiente per il raggiungimento dei risultati. E’ infatti necessario saturare il flusso. Una prospettiva che possiamo ben definire “rivoluzionaria”.

Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza su questo sito. Nel proseguire nella sua consultazione, confermi di esserne consapevole e presti il tuo consenso a tal fine.